Nessun popolo vuole morire. Nel senso che nessuno può voler vedere scomparire la propria cultura, il mondo in cui è nato e si è formato.
L’insieme delle conoscenze, dei valori e dei comportamenti condivisi in qualsiasi luogo della Terra, costituiscono un patrimonio comune imprescindibile per la vita sociale che è sempre fondata sulla costruzione di un sentire comune.
Nelle società moderne questo patrimonio non è statico, ma è in continuo arricchimento, segue il progresso delle conoscenze e delle buone pratiche, restando aperto ad ogni contributo senza porre ostacoli, in linea di principio, a nessun cambiamento.
Tuttavia, qualsiasi migrazione di popolazione, qualsiasi tentativo di inserimento di elementi estranei ai valori fondanti di una cultura resta problematico e per un sentire comune, viene percepito come un fattore di disgregazione sociale.
Questo è tanto più evidente quanto più una società è già, per cause proprie, indebolita e incerta.
Una società già in declino che ha già cominciato a perdere la giusta consapevolezza del “valore”, farà molta fatica ad accogliere elementi culturali diversi e troverà facilmente nel sentire comune, la strada della chiusura a difesa di presunti valori nazionali.
A proposito dell’indebolimento dei nostri valori identitari dovremmo chiederci in quale misura questo sia prodotto da un indebolimento della tensione etica, della ricerca di giustizia sociale e dall’esercizio deludente di una politica litigiosa quanto inconcludente.
Un popolo eticamente debole e politicamente inetto alla costruzione di intese finalizzate al progresso della società nel suo complesso, ha già perso una parte consistente del suo “valore” nazionale e vive quotidianamente la perdita di riconoscimento da parte delle altre comunità nazionali.
In questo senso, l’adesione ai nazionalismi di qualsiasi genere, appare del tutto inutile in quanto non affronta le cause primarie del declino, ma circoscrive banalmente dei confini culturali, sociali, fisici, nel tentativo di bloccare qualsiasi influsso esterno e in fin dei conti, ridurre i valori identitari ad una mera questione di facciata.
Ma il “valore”, inteso nel senso della parola latina virtus, nei suoi significati di coraggio e virtù, non si identifica con la “regola” che fissa delle modalità di comportamento, piuttosto è una conquista quotidiana del comportamento umano.
Il valore autentico non è chiusura, ma apertura. È la forza interiore che non teme il confronto.
Il valore non isola, ma sa accogliere perché tende sempre al migliore, ovunque esso si trovi, senza preclusioni o discriminazioni.
È sapendo essere una società del dialogo, capace di inclusione, che una comunità moderna può conservare il suo valore, ponendosi al livello più alto tra i consorzi umani ed essere riconosciuta come un esempio per tutti.
Soltanto mantenendo vivo questo impulso verso comportamenti virtuosi un popolo può arrestare il proprio declino e non “morire”.
- Immagine: Particolare da foto di Dusan Cvetanovic da Pixabay