Società

IL TEMPO DELLA SCELTA, di Luigi Festa

Nel 2032, tra 7 anni, un asteroide potrebbe colpire la Terra. La probabilità è scarsissima, ma se questo dovesse avvenire provocherebbe la fine del pianeta dove gli umani vivono da circa trecentomila anni.
In questo tempo tutti coloro che sono passati sul pianeta hanno avuto il loro tempo, hanno fatto le loro scelte e agito di conseguenza. Hanno prodotto ciò che siamo oggi e anche ciò che potremmo essere domani.
Heidegger ha detto che “il fenomeno fondamentale del tempo è il futuro” (Il concetto di tempo, 1924). È il tempo in cui operiamo le nostre scelte, decidiamo e quindi agiamo.
Un’esistenza, la nostra, che è sempre un progetto, è sempre proiettata verso ciò che può essere.
In questo senso ciò che è stato fatto ieri, il passato, non è mai un capitolo chiuso, ma costituisce un’eredità per il presente.
Ma se veramente l’asteroide dovesse colpire la Terra, il bilancio finale della vita umana, dell’unico predatore che preda le risorse del pianeta, sarebbe positivo o negativo?
Guardando soltanto all’oggi ci sarebbero 56 conflitti armati in corso, circa 700 milioni di persone sotto la soglia di povertà, circa 200 miliardi di tonnellate di sostanze chimiche rilasciate nell’ambiente, circa 9 milioni di morti per cause legate all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo.
D’altra parte, restano le innumerevoli conquiste del pensiero, le fondamentali conquiste sociali, il prezioso progresso tecnologico. Tutto ciò che ha contribuito a costruire il benessere di società umane sempre più aperte e democratiche; dotate di mezzi e capacità di soluzione dei problemi sempre più avanzate ed efficaci.
Per migliorare, quindi, non sono le capacità a mancare, ma la volontà e al di là del banale attaccamento di ciascuno ai propri ristretti interessi, che pure condiziona moltissime scelte, il problema di fondo appare piuttosto quello del fondamentale antropocentrismo di cui è permeata la specie umana.
Quella convinzione della centralità dell’uomo su cui ironizzava Leopardi parlando della presunzione degli umani che: “non solamente si persuadevano che le cose del mondo non avessero altro uffizio che stare al servigio loro, ma facevano conto che tutte insieme, allato del genere umano, fossero una bagattella.” (Operette morali – Dialogo di un folletto e di uno gnomo, 1824).
Per ribaltare questa concezione dovremmo considerare che siamo soltanto di passaggio su questa Terra e che molte delle cose che ci appaiono importanti non lo sono affatto.
Dovremmo, infine, convincerci che non può esistere nessun futuro che sia disgiunto dal futuro del pianeta, essendo entrambi, gli umani e la Terra, legati dallo stesso destino.

Vista della terra dalla missione Apollo 11

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