
Guerra. La lezione che l’antropologia di Bronislaw Malinowski esortava ad imparare dall’attacco a Pearl Harbor del 1941, era quella di prepararsi talmente bene per la pace dopo la vittoria, a un punto tale che gli attacchi futuri sarebbero diventati altamente improbabili. Il racconto di Caino e Abele è talmente radicato nella nostra specie che il conflitto tra i “malvagi” e i “buoni” o tra i “devoti” e gli “infedeli” deve essere tenuto costantemente sotto controllo, e dopo Hiroshima e Nagasaki, sotto controllo, ma in maniera rigorosamente indiretta.
Il racconto si trova In tutte e tre le versioni monoteiste, e funziona sempre: dal biblico Caino e Abele alla letteratura infantile, dalla contrapposizione tra blocco russo sovietico e patto atlantico, alla Russia odierna di Putin versus l’America con i suoi alleati della Nato.
Le azioni alterne che accomunano il progetto mondialista dell’Occidente sviluppato con il globalismo religioso del mondo islamico attraverso il proprio braccio armato jidahista, riscrivono, (nel senso di scrivere di nuovo) lo stesso racconto, la stessa storia. Il sogno orrifico di Caino che vede i propri discendenti trascinati in schiavitù dai discendenti di Abele, accomuna invece l’opera di Salomon Gessner “Der tod Abels” (La morte di Abele) e il Caino prometeico di Lord Byron, entrambi imperniati sulla contrapposizione tra il fondamentalismo e l’abnegazione religiosa dell’Abele teocentrico tutto intento all’adorazione divina, e il duro lavoro nei campi di Caino. Il Caino di Gessner coltiva la terra dall’alba al tramonto per guadagnarsi da vivere, non ha né l’agio del fratello minore, né alcuna predilizione ad innalzare inni alla volta di Dio come fa Abele, il quale trascorre invece lunghe ore del giorno seduto a oziare mentre le proprie greggi pascolano beatamente.
Cosa sarebbe stato un mondo senza un Caino da dover incolpare? Cosa sarebbe stato un mondo senza un dio che accetta le offerte di animali sugli altari di Abele grondanti di sangue e rigetta quella dei frutti della terra di Caino? Cosa sarebbe un mondo senza un onnipotente che accetta l’offerte dell’Ukraina e rigetta quella di un idea umana tramutata da Lucifero in un impero del male ad est dell’Eden.
La storia dell’umanità potrebbe essere scritta come lo scontro permanente tra i popoli agricoltori-allevatori sedentari e popoli nomadi-cacciatori. Il conflitto si sviluppa nel modo diverso di abitare il territorio e rivela il modo opposto di intendere l’universo e la vita. Il concetto dell’abitare insito nel nomadismo riflette il desiderio di appartenenza e di comunicazione permanente dello spazio domestico con l’ambiente naturale, mentre la città della nuova smart economy, utilizzata come strumento di oppressione culturale, discende da una civiltà stanziante, da un economia imperniata sulla proprietà privata che riduce la casa a ricettore dati utili alle società di maketing multinazionale. L’insuccesso di Buckminster Fuller con le Dymaxion homes, abitazioni prefabricate mobili tecnologicamente avanzate prodotte con la fabbrica aeronautica Beechcraft, testimonia uno dei più autorevoli esperimenti per introdurre un germe di nomadismo culturale, e per questo destinato a fallire al primo tentativo di inserire un prodotto non allineato con il sistema economico e produttivo statunitense.
Sul Caino incombe la condanna divina che lo obbliga ad un’esistenza raminga, e quindi al nomadismo, in altre parole a ciò che la civiltà dell’Occidente identifica con il concetto di barbarie. Inutile ogni tentativo di potersi immaginare un mondo dove viene estirpata l’idea dell’esistenza di Caino, vano ogni sforzo di aggirare un sistema binario che negando il Male non ne ammette la complementarietà e indissolubilità dal Bene e dunque promuove lo scontro. In questo consiste l’incapacità della specie umana di imparare dai suoi errori passati. In questo consìste la storia umana, non lineare, senza progresso costante, ma ciclica, con repentini cambiamenti, apocalissi e ricostruzioni. Nel bel mezzo di un percor-so storico – che in termini vichiani si potrebbe identificare con il periodo che egli aveva definito come “eroico”, e nel quale prevale il comando delle classi dominanti degli aristoi – oggi “l’imperatore” è senza nome e senza volto, non si sa dov’è; ma c’è, c’è ancora. Più forte di prima. È la tecnologia a essere novella, ma il mondo è ancora vecchio, lo stesso di sempre.
Le uniche azioni possibili, dunque, sono quelle che avevano adottato i militanti della resistenza contro il nazismo. Inutile e anzi deleteria l’idea di una possibile trasformazione positiva, l’unica possibile trasformazione è quella di un potenziamento delle azioni necessarie ad opporsi alla totale egemonia del sistema delle merci e dei suoi altari, e all’ipocrisia di ogni Abele.