Conservare lo status quo. Questa è l’esigenza che emerge nelle società che sentono minacciato il benessere acquisito.
La minaccia viene sempre fatta percepire e di fatto è percepita come esterna al corpo sociale. E’ portatrice di istanze che mettono in discussione l’assetto raggiunto. E’ vero che manifesta ingiustizie ed emarginazioni sociali, ma genera stati di conflittualità che disturbano lo sviluppo economico.

Foto : DFID – UK Department of International Development
Piuttosto che interrogarsi sui motivi che producono tali ingiustizie ed emarginazioni, in nome dello sviluppo, ci si concentra sul mantenimento dello stato di equilibrio raggiunto e sulla tacitazione delle istanze conflittuali.
Vi è la convinzione che lo sviluppo del benessere materiale sia l’obiettivo e il motivo stesso di una società organizzata e che per tale sviluppo è bene sacrificare il progresso sociale. Il progresso verso una società più equa e solidale dove il benessere prodotto si riverberi su tutti evitando stati di emarginazione.
Certo una società organizzata ha bisogno di risorse, capacità e competenze che non tutti posseggono, ma la società è di tutti, è il bene comune e in quanto tale deve rappresentare la collettività nel suo insieme, senza discriminazioni.
E’ anche vero che ogni società organizzata raggiunge un assetto stabile quando trovano composizione le istanze e i diversi interessi dei gruppi sociali che la compongono, ma non tutti hanno lo stesso peso ed è inevitabile che i gruppi dominanti, detentori del potere economico, riescano più facilmente ad imporre le loro condizioni, mentre i gruppi economicamente subalterni e marginali abbiano un’influenza molto più ridotta. E non solo i potenti, com’è ovvio, hanno interesse a conservare uno statu quo che favorisce i loro profitti e la protezione delle loro ricchezze. Anche i gruppi sociali subalterni che traggono profitto dal sistema imposto dai gruppi dominanti, trovano interesse nel mantenere inalterato l’ordinamento.
Come ha scritto Tolstoj: “…i servi erano sottomessi poiché i loro piccoli interessi erano legati a quelli dei potenti.” (Guerra e rivoluzione, 1906).
Nelle società democratiche, in maniera ancora più persuasiva, il mantenimento di un tenore di vita accettabile, garantito alla quasi totalità della popolazione, è diventato il vero ed unico strumento di coesione sociale tra gli individui. In sostanza si vede nella società fondata sul mercato l’unica possibilità, per tutti, di accedere a quello stato di quieto e buon vivere che è insopprimibile e legittima aspirazione di tutti gli umani.
Ma Il progresso sociale è ineludibile, sotto la spinta dei reietti, degli emarginati dallo sviluppo che chiedono condizioni di vita accettabili. “….è una forza elementare che viola le regole del gioco, e così facendo mostra che è un gioco truccato.” (L’uomo a una dimensione, H. Marcuse, 1964).