Società

CONSAPEVOLEZZA E CONSENSO, di Luigi Festa

Il consenso è un accordo che scaturisce dalla condivisione di valori, credenze e regole di comportamento.
Non importa se e quanto tali valori abbiano radici profonde o superficiali. Se scaturiscano da un’attenta riflessione o dal riflettersi di un sentimento comune.
Per ottenere il consenso è necessario, ma anche sufficiente, mostrare di condividere ciò in cui l’altro crede o, semplicemente, esibire comportamenti conformi a quelli dell’altro.
Per questo, come ben sanno i politici, il consenso è estremamente mutevole, si potrebbe dire volatile seppure indispensabile per essere legittimati ad agire in accordo.

Campo di concentramento di Auschwitz, ingresso – foto: tsaiproject

Non desta meraviglia, dunque, che una figura istituzionale italiana, presenziando ad un evento in commemorazione della Shoah (lo stermino del popolo ebraico perpetrato principalmente dai nazionalsocialisti tedeschi tra il 1939 e il 1945) abbia semplicemente dichiarato di essere lì perché su certe cose non c’è un’opzione di scelta.
E senza dubbio, per ottenere consensi, può essere sufficiente essere lì. Alla frettolosa e distratta società dei mass media interessa poco capire i motivi di una scelta, quali sono i valori che l’hanno determinata e come sono entrati a far parte della propria storia.
Tutti coloro che hanno deciso di non aderire e di opporsi al nazionalsocialismo tedesco negli anni della Shoah, hanno fatto una scelta di campo netta, molti hanno perso la vita salvandone altre. Sono stati tutti portatori perfettamente consapevoli di valori che erano condivisi soltanto da una parte della società dell’epoca e per i quali era pericoloso anche solo esprimere il proprio consenso.
La radicalità di questa scelta è stata possibile perché la consapevolezza, che viene prima del consenso, è conoscenza di sé e del mondo come percepiti dalla coscienza ed ogni scelta consapevole scaturisce da questa profondità.
Ed è soltanto dalla consapevolezza di ciò che si è e di ciò che è giusto che può scaturire una società fondata su valori autentici, capace di dare alla parola consenso il suo significato più profondo.
Ma per consentire che ciò avvenga bisogna innanzi tutto arrestare il cammino, che sembra irreversibile, verso una società propensa non al comprendere, ma all’assentire.
Karl Jaspers, esonerato nel 1937 dalla cattedra di filosofia ad Heidelberg perché aveva sposato un’ebrea, ha scritto : “c’è qualcosa in noi che desidera non il pensiero chiaro, accurato, ma il bisbiglio vago…..non la libertà che è una con la ragione, la legge e la scelta della propria storicità, ma la cieca mancanza di legami” (Ragione e antiragione nel nostro tempo – 1950).

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