Società

IL PARADISO DELLA SCIENZA, di Luigi Festa

E’ incessante, da parte degli umani, la ricerca di distrazioni e varie occupazioni. Come dice Pascal “basterebbe liberarli da tutte le loro preoccupazioni; perché allora vedrebbero se stessi, penserebbero a ciò che sono, si chiederebbero da dove vengono e dove vanno” (Pensieri, 84).
Nel nostro tempo è la ricerca scientifico-tecnologica che mostrando la sua indubbia capacità di trovare soluzioni, offre al senso comune la massima fonte di distrazione e occupazione.
Nel mondo scientifico-tecnologico ogni azione produce soluzioni, ma nel contempo, produce all’infinito nuovi obiettivi e vivere condotti dallo sviluppo di tali soluzioni ed obiettivi, nell’attesa del prossimo risultato, appare come la massima e più appagante forma di distrazione oggi disponibile.
Questa distrazione, soprattutto, ci tiene a distanza da ogni impegno a considerare il senso dell’agire umano secondo una prospettiva più ampia e più vicina “all’ascolto” dell’altro e del pianeta Terra. Lo sviluppo scientifico-tecnologico, percepito come il massimo bene possibile, appare inoltre sufficiente ad appagare qualsiasi bisogno di conoscenza.
Realtà virtuale, alter-ego digitali, robot dalle sembianze umane, fino ai cyborg, organismi cibernetici, sono la frontiera avanzata di questa direzione dello sviluppo e presentandosi come un potenziamento dell’essere umano, divengono fonti irresistibili di immersione nel mondo dominato dallo sviluppo scientifico-tecnologico.
Tale mondo appare come l’unico dove trovano e potranno trovare soluzione i problemi che angosciano la vita degli umani. Appare come un paradiso finalmente a portata di mano: il paradiso della scienza.
Tuttavia il passato può illuminare il presente e mostrarci quante volte e in quanti modi gli umani hanno già creduto di aver trovato un paradiso che si è poi rivelato inautentico perché scaturito da concezioni teoricistiche, dalla fede, dall’ideologia.
Come dice Severino “per quanto elevata e crescente la felicità del paradiso della scienza è ipotetica” (come è ipotetica la logica della scienza dalla quale deriva N.d.A.) e “un paradiso in cui è possibile chiedersi, se esso non sia un’illusione è un inferno. Quanto più si è felici, tanto più il terrore di perdere la felicità renderà infelici” (La filosofia contemporanea, 1986).
Soltanto con la consapevolezza che il progresso scientifico-tecnologico non può costituire la risposta a tutti i problemi sarà possibile acquisire una più ampia concezione della vita. Una concezione del mondo nella quale l’esistenza umana abbia come obiettivo principale il “prendersi cura”: avere a cuore la vita degli altri, la vita di tutti i viventi e la vita stessa del pianeta Terra.

Foto: elaborazione di immagine da Freepik

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