Lo spreco di risorse in spese per armamenti, si presenta come il più grande e radicale spreco di cui è capace una società.
La cosiddetta Difesa finisce infatti, inevitabilmente, per produrre il contrario di quello che vorrebbe assicurare.
La sicurezza nazionale, il grado di certezza circa la sopravvivenza di una civiltà non aumenta grazie alle offese recate alle altre, e la guerra non fa che aumentare il divario e la discordia tra i popoli che restano perciò, anche dopo la fine del conflitto militare, in una condizione di conflittualità latente permanente.
Come ha scritto J. K. Galbraith “La sopravvivenza di una società riposa sugli stessi fattori che la rendono degna di essere garantita, per la semplice ma decisiva ragione che l’illusione è nemica di entrambe le cose” (La società opulenta, 1958).
La sopravvivenza di un modello sociale si fonda proprio sul grado di progresso che esso è in grado di garantire. Nessuna società può fondare le sue aspettative di durata soltanto sulla Difesa, se non è in grado di offrire un modello di vita fondato sulla ricerca della felicità come diritto universale.
Oggi le spese per armamenti restano considerevoli in quasi tutti i paesi e distolgono cospicue risorse dagli investimenti nell’istruzione, nella sanità, nella ricerca scientifica e nell’eliminazione della povertà. Non meraviglia il fatto che Stati Uniti, Cina e Russia siano ai primi posti nelle spese militari, ma certo fa pensare che tali spese siano cresciute anche in Svezia, un paese di lunga tradizione pacifista.
Tale spesa è destinata a crescere in funzione dell’andamento dei conflitti in essere che si presentano fondamentalmente come difesa di un territorio, ma che in realtà sottendono qualcosa di più profondo: l’isolamento di una comunità e la difficoltà di trovare le chiavi e i modi di un dialogo tra genti diverse per valori e tradizioni. In molti casi è proprio la difesa di tali valori e tradizioni che viene esaltata come motivo nobilitante del conflitto.
Salvo poche eccezioni, nell’intimo gli umani non pensano che il loro futuro possa fondarsi soltanto sulla difesa militare, sulla difesa violenta, ma sentono che per vivere meglio è necessario perseguire la serenità e l’armonia sociale e tra i popoli.
Ma per cercare di raggiungere efficacemente tale obiettivo è indispensabile esercitare attivamente il sentimento di solidarietà, di attenzione affettuosa verso l’altro inteso come nostro simile. Un altro da sé con lo stesso diritto ad esistere. Con lo stesso diritto alla libertà e al progresso.
È impossibile uscire dal perenne latente stato di guerra, dal circolo vizioso di offesa e difesa, senza aver acquisito questa consapevolezza e aver volto tutto l’impegno possibile verso l’istaurazione di un dialogo duraturo tra le culture.