In un esordio rimasto famoso, Marx scriveva : “la ricchezza delle società nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico si presenta come un’immane raccolta di merci” ( Il Capitale, 1867).
Ancora oggi, la società in cui viviamo, ha le sue radici nel mercato e con esso si alimenta e si può dire che sul mercato fonda le proprie aspirazioni di vita, sacrificando alla produzione e al commercio di beni, qualsiasi altro aspetto dell’esistenza: i rapporti con gli altri umani, con la natura e la ricerca della “felicità”.
Anche l’ambiente costruito dall’uomo e nel quale quasi tutti viviamo, si presenta come un considerevole accumulo di manufatti, oggetti e accessori di oggetti che assecondano, in massima parte, soltanto il gusto effimero del momento.
D’altra parte il mercato non può mai fermarsi e ha bisogno di prodotti sempre nuovi che alimentino la sua crescita soddisfacendo bisogni raramente autentici, ma quasi sempre, creati da professionisti della comunicazione di massa.
Il sovrano di tale sistema è il capitalista, l’individuo che possiede le risorse per stare nel mercato e competervi. Tutti gli altri svolgono funzioni gregarie, di servizio, alcuni funzioni direttive importantissime, ma sempre subalterne.
La maggioranza delle persone poi, trae dal sistema la mera sopravvivenza o poco più di essa.
Dentro questa, per certi versi mirabile ed efficientissima macchina, si muove l’uomo con la sua fragilità di individuo, ma anche con la ricchezza del suo particolare modo di percepire il mondo che lo circonda.
Ed è proprio questa sua particolare costituzione a far sì che la vita dell’uomo non possa mai essere soddisfatta dalla sua mera funzione in un qualsivoglia sistema, ma debba trovare la possibilità di esprimersi al di là delle stringenti logiche del meccanismo economico.
Viene a questo punto da chiedersi se sarà mai possibile trasformare questa società in una società più rispettosa dell’uomo e dell’ambiente fintantoché riconosceremo la ricchezza soltanto nella produzione e nel mercato.
In questo contesto che significato possono avere le parole “transizione ecologica”? Significa che vogliamo l’evoluzione verso una società dove tutti gli umani possano vivere meglio e in maggiore armonia con il pianeta, o si tratta soltanto dell’enunciato ipocrita di una società profondamente meccanicistica che non rinuncerà mai a vivere su quella “immane raccolta di merci”?
In verità, allo stato attuale, viene da pensare ad esempio, che la produzione di auto elettriche sia principalmente finalizzata a vendere, e quindi a produrre, più auto.
Non sembra proprio di assistere ad un autentico ripensamento sui modi di creare condizioni di vita migliori, ma piuttosto all’ennesimo sforzo di tenere in vita un sistema che garantisce enormi ricchezze per alcuni. In altre parole sembra evidente, che la “immane raccolta di merci” continuerà a garantire l’immane accumulo di denaro da parte di alcuni privilegiati che distinguendosi per risorse, avidità e spregiudicatezza, detengono il vero governo del mondo.
In verità riteniamo che non ci potrà essere alcuna “transizione ecologica” se non verrà ripensato il sistema di sviluppo del benessere, di creazione della ricchezza, ponendovi alla base due principi fondamentali:
– La ricchezza del genere umano non deriva dalle capacità di una ristretta oligarchia di capitalisti, ma è un bene comune che scaturisce dal fatto di vivere sul pianeta Terra e compromettere il pianeta vuol dire precludersi qualsiasi possibilità di benessere.
-La ricchezza non si identifica con il possesso del denaro, ma risiede in massima parte nei buoni rapporti con gli altri umani, senza distinzioni e discriminazioni, nella capacità di vivere in pace con popoli diversi rifuggendo la violenza e la guerra.

Nave porta container. Foto: U.S. Department of Defense