L’ignoranza, si sa, è forse il peggior male che affligge la specie umana e che limita pesantemente lo sviluppo democratico delle società.
E’ soprattutto nelle società democratiche, infatti, che la partecipazione di ciascun individuo alle scelte e alla crescita generale resta fortemente penalizzata dalla mancanza di conoscenze adeguate alla complessità dei problemi.
La mancanza della partecipazione responsabile dei cittadini, contraddice il fondamento stesso della società democratica e produce una perdita di visione delle priorità, di quelli che dovrebbero essere gli obiettivi strategici della politica.
Per questo una delle missioni fondamentali della politica, in una società democratica, dovrebbe essere quella di contribuire all’educazione dei cittadini, favorendo l’approfondimento e la comprensione dei problemi, forse prim’ancora di enunciare delle soluzioni.
Certo è che la politica anche per meritare maggiore rispetto da parte dei cittadini, dovrebbe sempre mostrare il suo più alto profilo, cercando di costituire un esempio sia per metodo che per comportamenti.
Appare deleteria l’immagine di una politica per la quale non esistono più cittadini responsabili con cui dialogare, ma soltanto un’opinione pubblica influenzabile dai mass-media e di cui devono essere intercettati e pilotati unicamente gli umori con drammatizzazioni infondate, gettando discredito sugli avversari, ricorrendo perfino al turpiloquio.
In questo modo questioni secondarie vengono poste all’attenzione generale come priorità nazionali e riforme urgenti e strategiche che certo richiederebbero processi di condivisione più lunghi e complessi, finiscono in secondo piano o vengono dimenticate.
Ma la rinuncia della politica al suo compito più alto che è, ripetiamo, quello di risolvere i problemi cominciando da quelli strategici, contribuendo ad educare i cittadini a comprenderli per promuovere una partecipazione consapevole, fa sì che si formi un sentire comune in cui anche la politica passa in secondo piano e si finisce per far coincidere lo sviluppo della società con lo sviluppo della scienza e della tecnica.
Un sentire comune che non riconosce più alcun valore che non sia dimostrabile con il metodo della scienza, per cui non solo la politica, ma anche l’etica non sono più rilevanti per il progresso sociale.
E l’abbandono delle finalità etiche, anche nella politica, costituisce la più grave delle limitazioni delle società attuali, dove si sviluppano principalmente mezzi senza avere chiarezza e consapevolezza dei fini comuni, un’enorme ciclo planetario di produzione, vendita e consumo che obbedisce soltanto alle proprie leggi e non riconosce adeguatamente il valore della solidarietà, della sostenibilità e della pacifica convivenza tra i popoli.

1963 – il Procuratore Generale Robert Kennedy
parla davanti al Ministero della Giustizia degli USA.