Società

SENZA PIETA’, di Luigi Festa

Il perdurare dei principali conflitti che ancora devastano questa Terra, a Gaza e in Ucraina, e le infinite difficoltà di approdare alla pace, mettono in luce la drammatica inadeguatezza delle organizzazioni governative, anche dei paesi più avanzati, nel promuovere il dialogo tra i popoli.
Valori oramai acquisiti nel patrimonio culturale del genere umano appaiono dimenticati e la politica sembra svolgersi sul piano della difesa di meri interessi economici.
Nel secondo secolo d.C. Marco Aurelio, che visse in guerra per la maggior parte del suo regno, scrisse nei Pensieri: “Noi siamo nati per darci aiuto reciproco, come i piedi, le mani, le palpebre, come le due file dei denti. Ecco perché è cosa contro natura agire l’uno contro l’altro”.
E’ qui che si gioca la possibilità di costruire la pace perché, nel darci aiuto reciproco, ciascuno di noi riconosce se stesso nell’altro e instaura un rapporto che va ben al di là della mera utilità pratica. Stabilisce un legame fondato sull’intesa reciproca, sulla comprensione del pensiero e del sentire dell’altro che possono essere accolti come un contributo e un arricchimento culturale.
La consapevolezza di questa regola di vita è associata al sentimento della pietà, sul cui significato si riflette sia nell’Antico Testamento ebraico che nei libri del Nuovo Testamento cristiano.
Il valore del sentimento di fratellanza, della compassione per l’infelicità altrui è grandissimo perché ad esso nessun umano resta insensibile e ciascuno, quando ne è investito, si apre alla speranza di essere trattato come un fratello. Può capire che anche colui con cui è entrato in conflitto, è in grado di accoglierlo benevolmente come si accoglie un proprio simile.
Saper avere pietà, saper guardare l’infelicità dell’altro come una propria infelicità è una qualità fondamentale del genere umano che in questa sua particolare natura si distingue dalle altre forme viventi e dal meccanicismo che lega cause ed effetti negli eventi naturali, capaci di travolgere tutto e totalmente ignari della vita umana.
Rinunciare a questa qualità vuol dire rinunciare ad essere umani e all’esercizio della propria coscienza.
Continuare a fondare sulla guerra la sopravvivenza di una “Civiltà” non è portatrice di alcun valore che riesca ad essere universalmente condiviso e produce soltanto un impoverimento del patrimonio culturale della civiltà umana.
Questa via non potrà mai condurre ad una pace duratura che potrà scaturire, in prima istanza, soltanto dalla capacità di dimostrare di possedere un autentico senso di pietà, di comprensione delle sofferenze degli altri e una disinteressata volontà di prestare soccorso.

Distruzioni a Gaza, foto: https://www.flickr.com/photos/gloucester2gaza

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