Società

BUONI E CATTIVI, di Luigi Festa

Il progresso scientifico-tecnologico, l’espansione degli scambi commerciali, lo sviluppo del dialogo tra culture e il diffuso riconoscimento dei diritti umani non sono bastati ad eliminare la più grave e radicale offesa all’essere umano: la guerra.
Nella narrazione corrente, la guerra, avviene sempre tra buoni e cattivi, portatori questi ultimi, di valori insani e tali da minare l’esistenza stessa dei buoni, portatori invece di valori giusti e appropriati al benessere della specie.
Su questa visione che ci appare assai riduttiva, bisogna fare almeno tre considerazioni: la prima è che per nessuna persona è possibile raggiungere il pieno benessere senza una disposizione alla benevolenza, la seconda considerazione è che nel corso di un atto distruttivo come la guerra i buoni possono comportarsi da cattivi e viceversa, ed infine, come è possibile considerarsi buoni di fronte alle lacerazioni e ai disastri prodotti nel corso di una guerra? In altre parole, è sufficiente avere ragione per offendere e annientare l’altro?
A ben vedere la divisione del mondo in buoni e cattivi, che non ha mai aiutato a costruire le basi per la pacifica convivenza dei popoli, è stata funzionale soprattutto alle lotte per il potere. Potere politico che sottende sempre un potere economico, alimentato dalla spinta irresistibile del mercato, vero motore del mondo contemporaneo.
Ma per il mercato, la divisione tra buoni e cattivi, in senso etico, non ha alcun valore così come non esiste alcun valore etico, morale o sociale. Il mercato non può che obbedire, strettamente, soltanto alle proprie regole, con l’unico fine di produrre ricchezza in misura delle risorse impegnate.
A queste regole il mondo contemporaneo ha sacrificato tutto, non soltanto la ricerca della pace, l’etica o la giustizia sociale, ma anche l’ambiente naturale e il suo stesso habitat. Ha mantenuto debole l’impegno per l’abolizione definitiva delle pratiche di sviluppo non sostenibili così come ha rinunciato all’impegno per un fare urbanistica e architettura che non siano al servizio esclusivo del mercato immobiliare.
Il mondo, dominato dal mercato e guidato da un potere politico che ne è sottomesso, si presenta come lo scenario di una tragica messinscena dove tutto vuole apparire per quello che non è, e dove le risposte non sono quelle della propria coscienza, ma sono quelle fabbricate dal potere.
Rispetto del pianeta, distribuzione della ricchezza e coesistenza pacifica sono obiettivi fondamentali per il raggiungimento di una vita felice sulla Terra che tutti sentono essere possibile, ma che trova ancora molti, troppi ostacoli, nell’esercizio del potere di alcuni e nella scarsa coscienza di ognuno.

Posto di confine Est-Ovest a Berlino,1965 – particolare da fotogoocom

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