Di fronte alla complessità della situazione politica ed economica mondiale si diffonde un sentimento di paura per il futuro che ci attende.
La competizione economica, strettamente connessa con quella tecnologica, è da tempo estesa a livello globale e gli attori che si contendevano la supremazia mondiale (punti di riferimento per tutti dopo la fine della seconda guerra mondiale) devono oramai confrontarsi con diversi paesi emergenti.
La crescente complessità dei problemi e la costante evoluzione degli scenari, legati in massima parte all’evoluzione delle tecnologie, rende estremamente difficile per i più, acquisire una visione, se non chiara, almeno consapevole di ciò che effettivamente sta accadendo.
La stessa idea di Occidente che è stata basilare anche nel sentire comune, è oramai messa in discussione dalle divisioni che nelle nazioni del “mondo occidentale” pongono in contrasto non soltanto scelte economiche, ma anche istituzioni e valori che si ritenevano imprescindibili.
Questa incrinatura viene acuita dai conflitti armati in corso, in cui vengono costantemente infrante regole e principi etici che si ritenevano far parte di un patrimonio di civiltà definitivamente acquisito, quali il rispetto della dignità umana e delle popolazioni civili.
La difficoltà di comprensione di scenari così complessi e contraddittori fa si che una larga fascia di persone sia travolta da uno stato di ansia per il proprio destino e trovi rifugio nelle molte semplificazioni confezionate oggi dalla politica. Risposte semplici, di facile presa, che spesso evocano sentimenti ancestrali riconducibili alla definizione di identitarietà.
Piuttosto che aiutare alla comprensione di ciò che sta succedendo e al dialogo su ciò che possiamo fare per governare il cambiamento, ci si rifugia nella difesa dell’identità nazionale, della razza, degli usi e costumi e finanche della fede religiosa.
Tutte argomentazioni che vanno nella direzione opposta rispetto ai processi di sviluppo mondiali in atto.
Come si può pensare di governare fenomeni globali così complessi arroccandosi nell’ambito nazionale? Possono le tradizioni locali, l’appartenenza etnica o la fede religiosa controllare le dinamiche di sviluppo del mondo attuale?
La globalizzazione economico-tecnologica non può essere affrontata restringendo il campo entro i propri confini fisici e culturali. Al contrario è necessario aprirsi al confronto costruttivo e alla cooperazione con tutte le società interagenti sullo scenario mondiale.
Tale cooperazione è anche l’unica azione in grado di garantire dei reali progressi sia nella difesa dell’ambiente naturale che nell’attuazione di una maggiore giustizia sociale. Obiettivi che non possono che essere globali, come il riconoscimento del fatto che viviamo su un pianeta estremamente ricco che va salvaguardato, e che è compito di ogni società umana evoluta garantire una vita dignitosa a tutti.

Foto: Drone – U.S. Air Force