Società

IL PIACERE DI PIACERE, di Luigi Festa

Un volto attraente, eppure impossibile non percepirlo come artefatto, non reale e in effetti è stato elaborato digitalmente. Percepiamo che è falso, però ci piace.
Ci attrae non perché in esso riconosciamo qualcosa di vero, ma perché vi vediamo ciò che vogliamo.
In tutti i campi del mondo contemporaneo troviamo espressioni allo stesso modo acquiescenti che mirano a suscitare un’attrattiva fine a sé stessa e a cui vediamo abbinato un contenuto confezionato su misura per la platea a cui è destinato.
Nell’era dei Social Media la condivisione di un messaggio si esprime semplicemente attraverso un “like”, un gesto di approvazione facile ed immediato che può aumentare la visibilità del contenuto e le interrelazioni sociali, con il considerevole vantaggio di incrementare l’utilizzo degli stessi media. È una sorta di macchina planetaria in cui approvazione, condivisione e crescita sono strettamente concatenate.
A questa “macchina” non è collegato soltanto l’e-commerce, ma si collegano oramai quasi tutte le attività umane.
Non v’è dubbio che la condivisione sia un aspetto importante nella vita di ciascun individuo. Tanto quanto sono importanti le interrelazioni con l’altro da sé.
Tuttavia tali interrelazioni pongono ciascuno di noi costantemente di fronte ad un bivio dove dobbiamo decidere se prendere la strada del consenso ad ogni costo, del “mi piace” o non mi piace, oppure seguire quella della coscienza, la strada molto spesso sgradevole della ricerca della verità
Ma la verità, soprattutto in un mondo dove i messaggi spuntano e tramontano in fretta, non viene percepita come una necessità primaria. Vi è come una sorta di consapevolezza diffusa e banalmente relativistica che ciò che è vero oggi forse non lo sarà domani.
Questa banale giustificazione permette di evitare qualsiasi contenuto che derivi da un’autentica valutazione della propria coscienza e ci si riduce a “cavalcare l’onda”, a dire appunto ciò che piace.
Senza fare concessioni ad alcuno, Pascal diceva che “ogni grado di fortuna che ci eleva nel mondo ci allontana sempre più dalla verità, perché si teme sempre più di ferire coloro il cui affetto è più utile e l’avversione più pericolosa” (Pensieri, 59).
Possiamo anche rilevare che in una certa misura, l’ipocrisia fa parte anch’essa dell’umano allo stesso modo della scarsa considerazione per la giustizia e per la ragione stessa, ma non dobbiamo dimenticare che l’esercizio della coscienza è un’attività fondamentale, l’unica che da sola permetta agli umani di essere pienamente nel mondo ciò che sono.

Nella Foto: Volto di donna elaborato digitalmente

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