Città, dal latino Civitas, deriva da Civis (cittadino) e nomina l’insieme dei cittadini. Prima di definire un luogo denota, appunto, la condizione di essere cittadino.
La città è quindi il luogo dove la comunità degli uomini si costituisce in uno status del tutto inatteso e fondante.
La creazione di un habitat comune a più nuclei familiari trae origine, nella specie umana come in altri animali, dal legame che subito si stabilisce tra sopravvivenza e trasformazione dell’ambiente e quindi, dalla necessità di costituire dei gruppi di individui cooperanti.
Ma è soltanto l’uomo che avverte, sin dalle origini, l’esigenza di definire alcuni luoghi stabili, dei punti di riferimento dove la comunità manifesta e condivide, inizialmente, i propri culti.
La nascita della città, come habitat dell’insieme dei cittadini, è coeva alla nascita della scrittura e di altre attività intellettuali, fondamentali per l’evoluzione della specie umana. Si manifesta come un’autentica implosione di tutte le componenti della comunità in un luogo ben determinato.

L’insediamento Sumero di Ur in Iraq – circa 3800 a.c.
Foto : Matson Collection – U.S.A. Library of Congress Catalog
La città diviene quindi il luogo dell’uomo per eccellenza, dove l’incremento delle relazioni e degli scambi permette di aumentare, come mai era successo, il senso di appartenenza alla comunità, la condivisione dei suoi valori, dei suoi fini e il livello delle realizzazioni.
L’architetto Walter Gropius, nel suo “Architettura integrata”, ha scritto: “Solo se vive in una comunità bene integrata il cittadino contemporaneo può imparare e sperimentare il procedimento di interscambio democratico. Unità comunitarie sane costituiscono perciò il fecondo terreno naturale nel quale può essere gettato il seme di relazioni umane progredite e di un più alto livello di vita: contribuiscono a far sviluppare un senso di attaccamento comunitario che trovi espressione in un’azione concreta volta al progresso sociale e civile”.

Hendrik Petrus Berlage – Piano di espansione dell’Aia, Paesi Bassi
– ampliamento con nuclei differenziati autosufficienti – 1908
Foto : Hendrik Petrus Berlage – Haags Gemeentearchief
L’espansione abnorme e indiscriminata delle costruzioni intorno ai nuclei urbani, conseguente alla Rivoluzione Industriale, ha determinato la progressiva perdita della scala umana delle città, rendendole di fatto non più utilizzabili agli scopi per cui erano state fondate.
Si può dire che sin dall’inizio di questo processo involutivo le città hanno mutato il loro rapporto con i cittadini, trasformandosi in generatori di disinteresse sociale. Luoghi dove si manifesta con evidenza l’impossibilità di non arrendersi ai meccanismi di un potere che agisce sempre più unilateralmente, seguendo logiche proprie, avulse dal confronto con la comunità.
Per questo la storia dell’architettura moderna è inscindibilmente connessa con la storia dell’urbanistica. Da Berlage a Le Corbusier sino alle visioni utopistiche di Soleri, è permeata dalla volontà di ristabilire il funzionamento interrotto delle città, di ritrovare una scala umana nella dimensione urbana, di ricostituire un luogo di aggregazione e di integrazione: il luogo di una società non esclusiva, ma inclusiva.

Paolo Soleri – Novanoah I, progetto di città galleggiante
per 400.000 abitanti – circa 1960
Foto : Cosanti Foundation – Mayer, Arizona – Soleri Archives Collection