Qualsiasi società organizzata costruisce il proprio habitat, un luogo dove migliorare la qualità della vita.
Nel costruire il suo ambiente l’uomo non organizza soltanto degli spazi , non risponde soltanto ad esigenze funzionali, tecniche ed economiche, ma risponde anche ad esigenze più profonde che appartengono all’ambito dei valori, alla necessità di esprimere il senso di ciò che realizza. Per questo l’uomo, nel costruirsi un habitat, da sempre elabora molteplici figure, segni e simboli. E configura un ordine per ciascuna cosa.

Il palazzo di Cnosso a Creta – circa 2000 a.c. Foto di: Olaf Tausch – Own work, CC BY 3.0
In questa accezione la vocazione dell’opera d’arte non è quella di restare un’espressione isolata, bensì di partecipare in comunione con altre opere alla formazione dell’ambiente in cui l’uomo vive. E la divisione tra pittura, scultura e architettura può ritenersi riducibile ad una mera esigenza pratica.
Il pittore, scultore e architetto Theo Van Doesburg nell’articolo “Verso una costruzione collettiva”, pubblicato sulla rivista De Stijl, ha scritto : “Il termine “arte” non ha più per noi alcun significato. In sua vece, esigiamo la costruzione del nostro ambiente secondo leggi creative derivanti da un principio costante. Queste leggi, analoghe a quelle economiche, matematiche, tecniche, igieniche, condurranno a una nuova unità plastica.”

Costruzione cromatica – Theo Van Doesburg, 1923
Fonte: Theo van Doesburg – Geheugen van Nederland
Con ciò viene rivendicato definitivamente il ruolo sociale dell’arte come il più potente strumento di cui l’uomo dispone per configurare gli spazi del proprio habitat, qualunque sia il suo livello tecnologico e qualunque sia il suo livello economico. Tecnologia ed economia sono anch’essi soltanto strumenti che al pari dell’arte non possono costituire il fine, ma sono unicamente mezzi per migliorare la vita dell’uomo.
E così come per una comunità è fondamentale avere chiari i propri fini, allo stesso modo è fondamentale utilizzare gli strumenti di cui dispone coerentemente con gli scopi stabiliti.
Nel corso della storia umana l’arte è stata utilizzata per fini affatto diversi: nel tempio greco l’ordine di ciascuna cosa rispetto al tutto rispecchia ed è il simbolo dell’ordine divino a cui la comunità degli uomini decide di uniformarsi. Ed ancora, nella chiesa e nel palazzo rinascimentale il disegno è il valore ideale dello spazio costruito dall’uomo per l’uomo e rispecchia il livello intellettuale della comunità a cui è destinato.
E oggi? In che modo e in che misura l’arte incide sul miglioramento della nostra vita? Cosa resta delle ricerche artistiche dell’epoca moderna?

Struttura 867 – Enzo Mari, 1967 Fonte: artnet.de
Prendiamo ad esempio l’arte programmata, le Strutture di Enzo Mari, delle opere in cui la logica combinatoria dei componenti rispecchia un ordine aperto, mutevole, frutto di un processo che viene reso possibile e attivato dall’opera stessa.
Guardando le nostre città appare evidente che di tutto ciò resta soltanto un repertorio di forme che viene usato per conferire delle connotazioni di prestigio a ciò che si costruisce. Come nel Bosco verticale realizzato nel centro direzionale di Milano, una torre per abitazioni destinate ad una clientela di alto standing, che nonostante gli alberi piantati sui terrazzi non produce interazioni con il tessuto urbano tali da portare arricchimento alle relazioni tra i cittadini.

Torre residenziale a Milano – Stefano Boeri Architetti, 2014
Foto di: Luigi Festa
Mai le opere sono state più isolate e lontane dall’ambiente sociale. Ancor più della tecnologia, l’arte soffre della sudditanza alle logiche economiche del mercato. Ma per ridare all’arte la valenza che gli compete è necessario che la società ripensi alle proprie finalità considerando che il miglioramento della vita di tutti, al di là degli interessi particolaristici, resta lo scopo prioritario di qualsiasi comunità umana realmente democratica.