Società

LIBERTA’ E CONTROLLO NELLA SOCIETA’ SCIENTIFICO-TECNOLOGICA, di Luigi Festa

L’esercizio del potere nella società in cui viviamo non può prescindere dal controllo dei bisogni e delle aspettative degli individui.
Ciascuno di noi, al livello di sviluppo in cui ci troviamo, ha come comprensibile e prioritario obiettivo quello di mantenere il livello di vita confortevole, ragionevole e democratico che ha raggiunto. E l’apparato scientifico-tecnologico appare come l’unico sistema in grado di garantirci il raggiungimento di questo obiettivo.
Ma oltre a considerare che tale apparato non può costituire tout court la risposta alle nostre aspettative di felicità e di benessere, vediamo che dietro di esso, nonostante sia mosso dall’aspirazione umana alla conoscenza e alla liberazione dagli effetti negativi della lotta per la sopravvivenza, si fanno strada continuamente le pressioni di interessi costituiti. Ed è per garantire il perpetuarsi di questi interessi che le aspettative e i bisogni devono essere prima creati e poi soddisfatti.
L’esistenza di un libero mercato è certamente importante per il mantenimento dello stato di benessere degli individui, tuttavia, nonostante le regolamentazioni e i controlli giustamente imposti dai governi, rimane soggetto alle pressioni dell’apparato finanziario che all’interno del libero mercato, ha come fine il maggior profitto anche attraverso operazioni speculative che producono l’aumento dei prezzi di beni di primaria necessità: fonti energetiche, prodotti agricoli e alimentari (commodities futures).
Allo stesso modo la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, considerevolmente aumentata con internet, è certamente importante per garantire il pluralismo e allargare la partecipazione, ma rimane soggetta alle pressioni dell’apparato mediatico che ha come scopo quello di influenzare l’opinione pubblica secondo precisi orientamenti, esercitando di fatto, una funzione di controllo nei confronti della libertà intellettuale degli individui.
Ma soprattutto constatiamo che nonostante il nostro livello di sviluppo consenta concretamente la liberazione da guerre e carestie, la liberazione di interi paesi condannati alla povertà, di paesi avanzati condannati allo spreco delle risorse, tutto ciò non sembra nemmeno prossimo ad avvenire.
Ritornano quanto mai attuali le parole del filosofo Herbert Marcuse : “La forma più efficace e durevole di lotta contro la liberazione è la coltivazione di bisogni materiali e intellettuali che perpetuano forme obsolete di lotta per l’esistenza” (“L’uomo a una dimensione”-1964).

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