
25 aprile 2022: festa della Liberazione. A Milano sfilano bandiere della NATO, dell’Unione europea, degli Stati Uniti, dell’Ucraina, di Israele, della resistenza russa del Donbass e di svariati movimenti.
A molti sono apparse fuori luogo ad altri del tutto legittime. Certo si può dire che tutti resistiamo a qualcosa, non volendo arrenderci a ciò che sentiamo ingiusto. Volendo conservare la nostra libertà di coscienza e mantenere la nostra capacità di autodeterminazione.
Tuttavia, resistere non è un fine, non rappresenta lo scopo, ma il mezzo per raggiungerlo ed è qui, proprio sul piano degli scopi, che si segna la differenza tra le resistenze ed è per onestà intellettuale che va tutelato il ricordo della Resistenza italiana al nazi-fascismo e dei suoi contenuti.
Quel giorno del 1945, il Comitato Nazionale di Liberazione Alta Italia, proclama l’insurrezione generale, le truppe naziste e della Repubblica di Salò stavano iniziando ad abbandonare Milano che viene liberata definitivamente nei giorni successivi. La dittatura era sconfitta e pochi anni dopo l’Italia sarebbe diventata una Repubblica. Più di cento anni dopo la proclamazione degli obiettivi repubblicani della “Giovine Italia” di Giuseppe Mazzini.
Riconoscere la storia della Resistenza italiana e capirne i contenuti è anche la premessa per capire i successivi fallimenti della Repubblica e porsi nella condizione di poter iniziare a chiedersi cosa fare per recuperare democrazia in Italia.
L’esistenza di una Resistenza oggi è legata principalmente alla capacità di resistere alla “volontà di potenza” che pervade il mondo contemporaneo, così come l’ha definita il filosofo Emanuele Severino nel suo “L’uomo e la tecnica” del 2002 : “La volontà che vuole diventare sempre più potente, oltrepassare ogni limite, riempire ogni vuoto, ridurre ogni impotenza”.
Deve essere quindi, primariamente, una resistenza alle forme di dominio che non hanno come scopo ultimo il miglioramento delle condizioni di vita di tutti gli uomini, ma perseguono uno scopo legato appunto alla loro “volontà di potenza”. Vale a dire:
- Resistenza al dominio dell’apparato scientifico-tecnologico il cui scopo è di realizzare scopi.
- Resistenza al dominio della logica di mercato il cui scopo è il profitto capitalistico.
- Resistenza al dominio dell’apparato mediatico il cui scopo è costruire il consenso attraverso la spettacolarizzazione.
Questi sono dei temi urgenti su cui bisognerebbe impegnarsi piuttosto che celebrare la resistenza di nazioni e schieramenti che si contrappongono ad altre nazioni e ad altri schieramenti senza che nessuno sfugga o, almeno, si ponga il problema della necessità di liberarsi dal dominio della “volontà di potenza” e dei suoi falsi scopi.