Società

UN’UMANITA’ BENEVOLA, di Luigi Festa

Ogni società ha le sue regole. Anzi, una società non può esistere e di fatto non esiste, senza leggi che stabiliscano regole comuni, condivise e necessarie per appartenere alla comunità degli individui che la compongono.
Tuttavia nell’applicazione di tali regole una società non deve tradire né i suoi principi fondativi né i principi etici, la concezione del bene e del male che tutti dovremmo condividere.
La Costituzione Italiana sancisce: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (Art. 2).

Naufragio di migranti sulla costa italiana – foto: By Mediterranea Saving Humans

Il sentimento di solidarietà muovendo e prescindendo da ogni considerazione strumentale perviene al rispetto dell’uomo, senza esserselo imposto necessariamente come fine.
Esso è asettico, incondizionato, e come l’empatia, non nasce da uno sforzo intellettuale o da un imperativo morale, ma è bensì parte del corredo genetico della specie. Si può dire che sia una forma di istintualità naturale verso la cooperazione che è innata in tutte le forme viventi.
E allora, in mancanza di ciò, quale è la distanza che separa una regione oppressa dalla miseria e dal terrorismo, uno stato nazionalista e anti democratico e il nostro Paese? Non sembra diminuire drammaticamente nella vanità degli sforzi dei migranti naufragati e morti davanti alle coste Italiane?
Resta il fatto che nessuno, lungo il loro disperato percorso, abbia voluto o sia stato in grado di tendere una mano a questi ultimi sulla terra.
E non ci sono regole che tengano di fronte al diritto di tutti gli uomini, senza distinzioni, di dare concretezza alla speranza di trovare un rifugio e una vita migliore.
Se la Repubblica vuole mantenersi fedele ai propri principi fondativi deve, anche nelle scelte delle sue istituzioni, essere lo specchio di un’umanità benevola che abbia la capacità di tendere la mano agli ultimi e che riconosca in tale capacità il modo di essere della comunità degli Italiani.
Auspichiamo che l’Italia, anche per la sua storia civile, riesca a farsi portatrice di quel nuovo umanesimo così definito da Jacques Maritain: “Tanto più umano in quanto non adora l’uomo, ma rispetta realmente e effettivamente la dignità umana e rende giustizia alle esigenze integrali della persona” (Umanesimo integrale – 1936).

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