Società

MURI, di Luigi Festa

Molti sono i muri costruiti per separare popoli e civiltà, per tenere lontano qualcosa che conosciamo come una minaccia, per escludere chi sentiamo diverso da noi.

In alcuni casi arriviamo a costruire muri fisici, ma molto più spesso costruiamo muri ideologici, religiosi e sociali che danno luogo a fondamentalismi di tutti i generi.

In questo modo riconosciamo implicitamente, prima ancora di affermarlo apertamente, che l’unica possibilità di essere uniti gli uni agli altri è quella di condividere le stesse verità.

Già, la verità. Per i latini la parola vèritas voleva dire fede, ciò che crediamo essere vero e giusto. In questo senso il credere non coinvolge soltanto il nostro intelletto, ma rende necessario mettere in campo tutta la nostra capacità di conoscenza della realtà, nei suoi aspetti spirituali, ma anche fisici.

Per questo, quando chiediamo ad un nostro simile di condividere le nostre verità, non dobbiamo dimenticare che tutti i popoli ritengono e affermano di vivere nella verità e che tutti vogliono proteggere e difendere i valori su cui è costruita la propria società. Ed è proprio questa volontà di affermazione che quando si fa intransigente, genera incomprensioni, divisioni e linee di demarcazione invalicabili. Qualsiasi affermazione intransigente di una verità, mette gli uomini contro, produce guerre e conflitti di ogni genere.

Jacques Maritain diceva che “nulla è più vano del cercare d’unire gli uomini su un minimum filosofico. Per quanto piccolo, modesto, timido questo si faccia, darà sempre luogo a contestazioni e divisioni. E questa ricerca di un denominatore comune a convinzioni contrastanti non può essere che una corsa alla mediocrità e alla viltà intellettuali, che indebolisce gli spiriti e tradisce i diritti della verità” (Umanesimo integrale, 1936).

In tempi di globalizzazione e con un’emergenza climatica planetaria in atto, è fondamentale allargare la cooperazione a tutti. Non possiamo elevare barriere che escludano chi è portatore di verità diverse da quelle in cui crediamo.

Non dimentichiamo che il vero “motore” del progresso umano non è la regola, per quanto ben pensata, ma il processo, l’avanzamento verso un miglioramento.

Tutto muta malgrado noi ed è fondamentale, oggi più che mai, impegnarsi non a costruire muri, ma a costruire processi che consentano di governare insieme questo mutamento. 

Il muro di Ramallah in Cisgiordania. Foto di W. Hagens

Invia una risposta

Il tuo indirizzo mail non verrà reso pubblicoI campi richiesti sono contrassegnati *